MISSIONE 6 del PNRR o MISSIONE SALUTE

La Missione 6 del PNRR, dedicata alla “Salute”, mira a potenziare e riorganizzare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per garantire un’assistenza più equa, capillare e vicina ai bisogni dei cittadini.

Il PNRR ha destinato alla Missione Salute € 15,63 miliardi, pari all’8,16% dell’importo totale, per sostenere importanti riforme e investimenti a beneficio del Servizio sanitario nazionale, da realizzare entro il 2026. Ma complessivamente le risorse straordinarie per l’attuazione del PNRR e il rinnovamento della sanità pubblica italiana superano i 18,8 miliardi di euro. Tra queste, le risorse messe in campo dall’Italia con il Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR (PNC), che assegna al Ministero della Salute ulteriori 892 milioni di euro.

Aree di intervento

Gli interventi della Missione Salute del PNRR, da raggiungere entro il 2026, si dividono in due aree principali:

  1. ridisegnare la rete di assistenza sanitaria territoriale con professionisti e prestazioni disponibili in modo capillare su tutto il territorio nazionale, per una sanità che sia vicina e prossima alle persone;
  2. innovare il parco tecnologico ospedaliero,
    1. digitalizzare il Servizio sanitario nazionale,
    2. investire in ricerca e formazione del personale sanitario per una sanità più sicura, equa e sostenibile.

In quest’ottica gli interventi della Missione Salute sono divisi in due Componenti, ognuna delle quali prevede una Riforma e specifici Investimenti.

Apri la tabella degli Investimenti della Missione 6 – Salute 

Missione 6 Componente 2 [M6C2]

M6C2 – Innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio Sanitario

  1. Aggiornamento tecnologico e digitale;
  2. Formazione, ricerca scientifica e trasferimento tecnologico
Il DM 77/2022 è il decreto del Ministero della Salute che definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale in Italia. Rappresenta la riforma cardine della Missione 6 del PNRR ed è nato per potenziare la sanità di prossimità, ridurre le disuguaglianze e alleggerire la pressione sugli ospedali. [1, 2, 3, 4]
I capisaldi del decreto prevedono l’istituzione capillare di nuove strutture e figure professionali sul territorio:
  • Case della Comunità: Strutture fisiche di riferimento per l’accesso ai servizi sanitari di base. Prevedono standard di 1 sede “hub” ogni 40.000-50.000 abitanti, coadiuvate da sedi “spoke”.
  • Ospedali di Comunità: Strutture di ricovero breve (da 15 a 20 posti letto) destinate a pazienti che necessitano di interventi a media/bassa intensità clinica e per favorire dimissioni protette.
  • Centrali Operative Territoriali (COT): Strumenti di coordinamento digitale per la presa in carico del paziente e il raccordo tra servizi ospedalieri e territoriali.
  • Infermiere di Famiglia e Comunità (IFEC): Nuova figura di riferimento per i bisogni di salute della popolazione, con uno standard previsto di 1 infermiere ogni 3.000 abitanti.
  • PUA (Punto Unico di Accesso): Punto di contatto situato nelle Case della Comunità per l’accesso unificato ai servizi sanitari e sociali, dedicato in particolar modo ai soggetti non autosufficienti. [1, 2, 3, 4, 5]